Il lago di Bolsena
LE ISOLE DEL LAGO DI BOLSENA - L'ISOLA MARTANA   1 2   

L'ISOLA MARTANA   

A distanza di poco più di un chilometro dalla costa meridionale del lago, si innalza per circa 73 metri la rupe dell' isola Martana.
Ha una superficie di circa 10 ettari ed è di proprietà privata.
Ha forma di semiluna con la concavità rivolta verso NNE.
E' quanto resta dalla esplosione di un conetto eruttivo
subacqueo che si formò circa 132.000 anni fa quando già esisteva il lago.

SW, quasi privi di vegetazione, che danno rifugio a numerose colonie di uccelli acquatici.
La concavità settentrionale si presenta con ripide pareti costituite da prodotti vulcanici stratificati, con pendenza verso 
Il lato opposto meridionale scende con ripide balze fino a formare una pianura circondata dal lago e dove affiora una sorgente di acqua minerale gassata.
La più antica testimonianza certa è un cippo funerario etrusco, con inciso il nome del defunto "Aule Talus" che è stato ritrovato come materiale da costruzione
in un molo del porticciolo medievale distrutto oggi appena visibile nella costa sud orientale dell'isola; sono in corso i rilevamenti subacquei per la definizione del complesso.
Di epoca romana non abbiamo nulla di certo ma la tradizione vuole che la giovane S. Cristina, poi martirizzata in Bolsena, fosse qui imprigionata dal padre Urbano, Prefetto di Bolsena, in una torre sulla vetta dell'isola.
Isola Martana in una stampa del 1725
Nei tempi delle incursioni barbariche, da scoglio solitario e brullo si trasformò in un rifugio sicuro per le popolazioni rivierasche.
Pur non esistendo ruderi di strutture o fortificazioni riferibili a quei tempi, una tradizione molto consolidata vuole che Teodato, re degli Ostrogoti, fece imprigionare in una torre la moglie Amalasunta che poi fu assassinata nel 535.
Nel IX secolo già esistevano fortificazioni e due chiese, S. Valentino e S. Stefano, ma anche numerose case e famiglie ed impianti fissi di pesca.
Nel 1078, la contessa Matilde di Canossa, vi rinvenne le reliquie di S. Cristina e le trasferì a Bolsena, nel luogo della originaria sepoltura, dove fece erigere la chiesa che ne porta il titolo.
Nel 1095 i Viterbesi conquistarono l'isola, impossessandosi del "carroccio", un altare portatile cui si attribuiva una grande protezione in battaglia poiché rendeva sempre vincitore chi lo possedeva.