Il lago di Bolsena
L'ARCHEOLOGIA SUBACQUEA NEL LAGO DI BOLSENA -    
ALLA SCOPERTA DEL LAGO

Risale all'agosto del 1959 una delle più grandi scoperte nei fondali del lago di Bolsena, i resti inviolati di un insediamento Villanoviano (IX sec. a.C) denominato, dallo scopritore Alessandro Fioravanti, del "Gran Carro".
Fin dal primo ritrovamento apparve indispensabile affiancare alle indagini di carattere storico-archeologico le conoscenze del vasto campo delle Scienze della Terra.

Era necessario, infatti, trovare una spiegazione al fatto insolito che un nucleo abitato, certamente sorto sulla terra ferma, si trovasse oggi sommerso nelle acque del lago a 5 metri di

profondità: si era abbassato il terreno o si era sollevato il livello delle acque?
Per rispondere a questo dilemma di rilevanti riflessi storici, nell'arco di oltre 40 anni di ricerche scientifiche subacquee sono stati realizzati vasti programmi di osservazioni e rilevamenti strumentali (topografia, geologia, vulcanologia, ecc.).
 
Indicativo di tale orientamento interdisciplinare è il grafico della fig.2.
Le ascisse (orizzontali) fanno riferimento alla datazione del ritrovamento con il trascorrere dei millenni (scienze storiche), le ordinate (verticali) danno la quota e la rispettiva misura in metri delle variazioni di livello delle acque e, di conseguenza, delle mutazioni del paesaggio (scienze della terra).
 
fig. 2

Considerando gli anni nei quali ebbero inizio le operazioni (1960), appare evidente che non erano disponibili riferimenti e metodologie certi: una moderna archeologia subacquea era tutta da inventare.
Metodologie innovative quali i procedimenti di fotografia stereoscopica per mezzo di fotorotaia, di carotaggio e scavo stratigrafico con diaframmi di perspex, di rilevamento topografico di dettaglio per mezzo di trilaterazioni elaborate con personal computer (in quei tempi una novità assoluta), il rilevamento e studio dei sedimenti e manifestazioni idrotermali per mezzo di ecografi ad alta definizione, divenute in seguito di corrente impiego in altri cantieri subacquei, sono state messe a punto grazie alla passione e alla genialità di questi pionieri, che volontariamente, nel corso degli anni, hanno anche sollecitato e sostenuto, con mezzi ed attrezzature, vari studi e ricerche da parte di specialisti di Scienze della Terra.
Durante tutti questi anni di ricerche sono state individuate numerose presenze umane di varia epoca ed importanza recuperando circa 5000 reperti, ceramici, ossei e litici, minerali e metallici, vegetali e lignei.